Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia - Pari Opportunità

primo piano


Il concetto di responsabilità ci conduce immediatamente a quello di coinvolgimento, quale sintonia tra una molteplicità di attori. Da quelli pubblici ed istituzionali, oggi titolari di politiche e di risorse, a quelli collettivi di rappresentanza, agli organismi del terzo settore, a quelli economici, alle parti sociali: sono tutti coinvolti.
In particolare, non c’è governo, sia esso nazionale o locale, che non sia chiamato a riflettere sul proprio operato anche alla luce degli obiettivi di conciliazione.
La conciliazione è dunque un problema da risolvere per tutti coloro che per ragioni individuali, familiari, territoriali, demografiche, economiche, sociali e culturali, o per qualsiasi altra ragione, partono da posizioni più disagiate e di forte svantaggio per raggiungere uno standard di vita il più normale possibile.
Di conseguenza diviene inevitabile una lettura del termine in chiave di genere perché così come è vero che la conciliazione riguarda uomini e donne è altrettanto innegabile che, nei ruoli da sempre assegnati, l’intero genere femminile è quello da sempre contrassegnato da una latente condizione di svantaggio.
Ma in una società evoluta e civile, in una Repubblica come la nostra, fondata sulla democrazia e sull’etica del lavoro, la conciliazione non può essere affidata alle sole capacità organizzative della donna, la quale oltre ad essere una cittadina, componente una collettività che esprime valori condivisi e perciò titolare di diritti e libertà, è anche un soggetto economico e dunque rapportata al mercato del lavoro e confrontata con l’intero sistema economico.
La conciliazione pertanto deve appartenere al sistema e formarne parte integrante. Tutte le politiche generali sono chiamate in causa perché una grande diversificazione di bisogni e di domande di conciliazione richiede risposte articolate e flessibili, capaci di rispondere ad esigenze che si differenziano a seconda del ciclo di vita e di relazione delle persone.
Il riferimento esplicito è alle politiche di ordine culturale, alle politiche sociali e del lavoro; atte a promuovere valori come l’uguaglianza, le pari opportunità tra maschio e femmina, la reciprocità, la condivisione, la parzialità. Non bisogna dimenticare, inoltre, che proprio la riforma del Titolo V della Costituzione e i nuovi assetti delle competenze amministrative possono consentire una maggiore e più adeguata percezione delle specificità territoriali, in modo da indurre le amministrazioni e le comunità locali a comportamenti diretti alla responsabilizzazione ed al controllo sia della spesa che dell’erogazione dei servizi. Se allo Stato è demandata la funzione di orientare e indirizzare, fissando standard minimi di prestazione e di qualità della prestazione, agli enti locali è affidato il compito di gestire direttamente gli interventi sociali.
La Nostra Regione ha voluto recepire l’importanza di tale compito e si è dotata già da qualche anno di un impianto legislativo a sostegno dei propri cittadini.
Già con la L.R. 18/2005, recante disposizioni per l’occupazione, la tutela e la qualità del lavoro, sono stati acquisiti i principi della L.53/2000 con cui lo Stato, riconoscendo i bisogni della famiglia, è intervenuto a sostegno della maternità e della paternità, per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento con i tempi delle città.
L’art. 50 della nostra legge regionale è una disposizione cruciale: prevede che la Regione attivi una serie di interventi, tra cui lo sviluppo dei servizi di cura per la persona e la famiglia (50,a), la promozione di piani aziendali e territoriali rivolti alle lavoratrici e ai lavoratori finalizzati ad agevolare la conciliazione tra tempi di vita e di lavoro, mediante orari di lavoro flessibili, forme di incentivazione di lavoro a tempo parziale e di telelavoro, facilitazione dell’accesso ai sevizi, anche aziendali, di cura e assistenza familiare (50,b), percorsi formativi specifici (50,c), misure a favore di persone che rientrano nel mercato del lavoro dopo prolungati periodi di assenza per motivi di cura familiare (50,d), ed infine azioni positive per favorire proprio l’utilizzo dei congedi parentali previsti dalla L. 53/2000 cui prima si è fatto cenno, e per favorire la condivisione delle responsabilità familiari (50,e).
In tema di assistenza familiare, èimportante inoltre ricordare la L.R. 24/2004: "Interventi per la qualificazione e il sostegno dell’attività di assistenza familiare". È la cosiddetta legge delle "badanti", che con l’art. 1 comma 2 norma la qualificazione e il sostegno delle attività di cura e aiuto "prestato a domicilio da persone singole, non in rapporto di parentela con l’assistito, anche straniere, a favore di persone anziane o disabili in situazione di non autosufficienza, a rischio di istituzionalizzazione". La legge promuove iniziative di formazione, di incontro tra domanda e offerta di lavoro, di informazione, assistenza, supporto e consulenza, di sostegno economico, di monitoraggio e verifica degli interventi.
A sostegno della conciliazione interviene anche un’altra legge regionale. È la legge sugli asili nido e altri servizi integrativi: L.R. 20/2005 "Sistema educativo integrato dei servizi alla prima infanzia".
La Regione "riconosce il diritto di scelta e l’autonomia educativa delle famiglie e offre sostegno al lavoro di cura dei genitori in modo da favorire la conciliazione tra impegni familiari e scelte professionali e facilita l’accesso delle donne nel mercato del lavoro, in un quadro di pari opportunità". I servizi alla prima infanzia, così come tutti gli altri servizi educativi e formativi, ma questi in particolare, costituiscono il primo strumento veramente efficace che permette alle donne di recuperare tempi di vita più sereni.
Continuando, dedichiamo un ultimo cenno anche alla L.R. 5/2005: "Norme per l’accoglienza e l’integrazione sociale delle cittadine e dei cittadini stranieri immigrati". Tale normativa riconosce alle cittadine e ai cittadini stranieri immigrati condizioni di uguaglianza con le cittadine e i cittadini italiani.
Ma gli interventi della Regione non finiscono qui. Onde migliorare la qualità della vita delle cittadine e dei cittadini la Regione finanzia progetti di azioni positive proposti dagli Enti locali e dalle Associazioni. Con l’ultima finanziaria la somma che verrà erogata per tali progetti è di 1.400.000,00 euro.
La Regione, attraverso la struttura del Servizio Pari Opportunità che è incardinata presso l’omonimo Assessorato, intende dare voce e risposte ai bisogni emergenti del proprio territorio, incoraggiando strategie e progettualità che aiutino a contenere, e magari risolvere il problema della conciliazione.

02.03.2010
20.02.2008
05.12.2007
29.10.2007
30.09.2007
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23.05.2007
22.03.2007
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