
Rileggere l'operato di un ente per indirizzare la spesa pubblica secondo criteri di promozione delle pari opportunità uomo-donna è quanto si prefigge il cosiddetto "gender budget", il bilancio di genere, strumento nato in Australia negli anni Ottanta e il cui studio di fattibilità per il Friuli Venezia Giulia, in un’ottica di filiera, è stato presentato per la prima volta in Italia il 18 giugno 2007 a Gorizia, nella cornice di Palazzo Attems Petzenstein.
Il modello, elaborato dal Servizio Pari opportunità della Regione con la consulenza di SCS Azioninnova Spa di Bologna ed insieme alla Provincia di Gorizia e al Comune di Monfalcone, ha fatto seguito ad un ciclo di incontri svolti con un'ampia partecipazione di enti locali e ad un monitoraggio su due tematiche di interesse fondamentale: le politiche del lavoro e della conciliazione.
"Sulla base di questo esperimento e dei corsi di formazione che abbiamo promosso per tutti gli Enti locali della regione e che hanno visto un'elevatissima partecipazione - ha spiegato l'assessore Del Piero - stiamo predisponendo le fondamenta per avviare già dalla prossima legislatura un bilancio di genere in Friuli Venezia Giulia".
Nel suo intervento l'Assessore ha ribadito l'impegno dell'Amministrazione regionale a favore delle iniziative per le Pari opportunità.
"Per la prima volta è stato creato un Servizio regionale con capacità di spesa e risorse destinate ad hoc, un milione e 600 mila euro per il 2007", ha ricordato Del Piero. "Qui a Gorizia prendo l'impegno di implementare queste risorse nel bilancio 2008 e di proseguire il percorso che ci vedrà promotori di nuove iniziative. Stiamo immaginando un bando per finanziare nuovi progetti di filiera che consentiranno di moltiplicare le risorse e di impiegarle con efficienza", ha concluso l’Assessore.
Gli esiti dello studio hanno fornito un riscontro positivo per quel che riguarda la fattibilità di un bilancio di genere in Friuli Venezia Giulia.
Al convegno, introdotto dal saluto del presidente della Provincia di Gorizia, Enrico Gherghetta, e moderato da Paola Asquini, direttore del Servizio Pari Opportunità, sono intervenuti Bernadetta Chiusoli, senior manager di SCS Azioninnova Spa, che ha presentato la ricerca, Sara Vito, assessore al Bilancio della Provincia di Gorizia, Silvia Altran, vicesindaco del Comune di Monfalcone e Serena Fedel, ricercatrice universitaria di Trieste.
Bilancio di Genere
Slide del seminario
A colloquio con Bernardetta Chiusoli, senior manager di SCS Azioninnova SPA, di Elena Commessatti
1. Bernardetta Chiusoli, come nasce questo progetto?
Da un percorso formativo sui temi del “Gender auditing, gender budgeting e bilancio di genere” voluto dall’Assessore alle Pari Opportunità della Regione Friuli Venezia Giulia fra dicembre 2006 e marzo 2007.
Il ciclo di seminari ha coinvolto quasi un centinaio di referenti politici, dirigenti e quadri della Regione e degli Enti locali del territorio FVG riscuotendo notevole interesse in ordine alle possibilità applicative di un modello di bilancio di genere, da estendere alla rete delle amministrazioni locali.
Lo scopo è quello di dare piena attuazione al principio di pari opportunità uomo – donna.
Da qui è scaturita la volontà dell’Assessorato alle Pari Opportunità FVG di coinvolgere alcuni enti territoriali, precisamente la Provincia di Gorizia e il Comune di Monfalcone, per dare vita alla sperimentazione di un modello di bilancio di genere di filiera territoriale, attraverso uno studio di fattibilità.
Ed è la prima volta che questo succede in Italia.
2. Quali i risultati, gli step e le difficoltà?
La sperimentazione ha dato vita ad un gruppo di lavoro interistituzionale composto dai referenti delle tre Amministrazioni coinvolte – Regione Friuli Venezia Giulia, Provincia di Gorizia e Comune di Monfalcone – che, assistiti dai consulenti di SCSAzioninnova S.p.A. società esperta in materia di pianificazione strategica, con competenze consolidate in tema di bilancio di genere, ha selezionato e analizzato due tematiche di natura trasversale: il lavoro e la conciliazione fra i tempi di cura e di lavoro.
Il ragionamento è stato fatto secondo la logica di filiera istituzionale per le competenze in materia di lavoro della Regione Friuli Venezia Giulia e della Provincia di Gorizia e dell’impegno del Comune di Monfalcone sul fronte della conciliazione.
Nell’arco dei circa tre mesi nei quali il Gruppo ha sviluppato lo studio di fattibilità sono state analizzate fonti normative di riferimento e documenti programmatici delle tre amministrazioni, selezionando i progetti voluti dai tre Enti con l’intento di raggiungere obiettivi di miglioramento delle condizioni lavorative e di conciliazione dei tempi fra vita e lavoro delle donne del territorio.
I risultati, presentati nel Seminario tenutosi a Gorizia il 18 giugno scorso, hanno evidenziato la presenza di molte condizioni favorevoli alla realizzazione di un Bilancio di genere di filiera territoriale, fai le quali un’alta sintonia fra gli indirizzi regionali e le azioni realizzate a livello locale e una forte intesa fra la Regione e gli enti locali.
3. Qual è ora il passo successivo?
L’intenzione dell’Assessorato è di estendere la sperimentazione dalla fase di “audit”, cioè di ricognizione delle esperienze in materia di lavoro e conciliazione analizzate nel campione selezionato, ad una fase di “budgeting”, cioè di pianificazione di progetti e azioni positive.
L’idea è allo studio per consentire di avviare operativamente il progetto nei prossimi mesi.
4. Può essere d’esempio la nostra regione in Italia?
L’impostazione di Bilancio di genere in una logica di filiera territoriale è estremamente innovativa.
Ancora nessuna amministrazione pubblica prima della Regione Friuli Venezia Giulia si era cimentata in un approccio siffatto.
Senza dubbio l’impostazione di un bilancio di genere di filiera territoriale può essere di esempio per altre amministrazioni, soprattutto regionali.
Costituirebbe un interessante occasione di sviluppo della sensibilità in materia di mainstreaming creare una rete di Pubbliche Amministrazioni disposte a mettere in campo una nuova logica di programmazione di politiche di genere in ottica di filiera.
5. Perché nessuno l’aveva mai fatto prima? (a che punto l’Italia è consapevole di cosa sia “il bilancio di genere, il gender auditing, il mainstreaming”?)
Non esiste ancora una sensibilità consolidata e diffusa sui temi del gender auditing, gender budgeting, bilancio di genere, particolarmente in Italia. Molto è stato fatto nel ciclo di programmazione dei fondi strutturali 2000 – 2006, attraverso i finanziamenti del FSE – Asse E – ma non sono molte le Amministrazioni che hanno assunto la vista di genere nella programmazione delle politiche.
Fra le amministrazioni più evolute possiamo citare la Regione Emilia-Romagna, le Province di Genova, di Modena.
E’ vero però che integrare nel ciclo di programmazione le politiche di genere secondo le logiche del mainstreaming e attraverso il coinvolgimento della filiera degli enti non è stato ancora fatto, dal momento che richiede una vera azione di concertazione e di condivisione di obiettivi comuni.
6. Quale l’origine storica del bilancio di genere e gli economisti di riferimento?
Il bilancio di genere, come tutti gli strumenti di accountability, ossia di rendicontazione sociale, ha una matrice anglosassone in quanto in Gran Bretagna si sono diffusi i sistemi di valutazione delle politiche messe in atto dalle amministrazioni pubbliche verso i portatori di interesse in una logica di trasparenza e di responsabilità.
Nella fattispecie, fra le promotrici del Gender Auditing, inteso come analisi dei bilanci pubblici in un’ottica di genere, è importante citare Ronda Sharp, economista femminista dell’Università di Adelaide, Australia, a cui si devono alcuni dei più importanti studi compiuti in materia; a lei si attribuisce la tripartizione delle spese pubbliche in: spese dirette al genere femminile, spese a supporto delle pari opportunità e spese indifferenziate ma con impatto di genere.
Il modello cui ci siamo ispirati per la realizzazione del bilancio di genere di filiera territoriale in Friuli Venezia Giulia integra i principi di Sharp con quelli dell’economista indiano Amartya Sen, premio Nobel, che adotta il modello di sviluppo umano come insieme di principi che devono ispirare il decisore politico nella creazione delle condizioni di uguaglianza fra uomini e donne.
7. Quali sono le nazioni nel mondo a cui dobbiamo guardare?
I paesi della vecchia Europa, non solo quelli scandinavi, ma anche la Francia continuano a rappresentare un modello di riferimento; la Francia ha investito molto a livello nazionale e locale sui servizi a favore della conciliazione dei tempi di vita e di lavoro delle donne.
Non è un caso che gli indici di natalità siano in crescita, in controtendenza rispetto a molti altri paesi europei. Peraltro l’Europa è all’avanguardia rispetto ad altri paesi in merito agli indicatori di responsabilità sociale di’impresa.
8. Quali sono, secondo lei, i motivi per cui FVG è superiore del 6% rispetto alla media nazionale nella percentuale di occupazione femminile?
Non abbiamo fatto sufficienti approfondimenti in merito, ritengo che questo rappresenti un’analisi di scenario indispensabile per la prosecuzione del progetto che l’Assessorato intende promuovere. I valori positivi in materia di occupazione, superiori alla media nazionali, vanno letti peraltro su base provinciale, allo scopo di verificare le condizioni reali dei singoli territori della regione.
La percezione è che in alcuni ambiti del territorio regionale siano state promosse numerose iniziative a sostegno delle donne negli ambiti più critici – lavoro, conciliazione, servizi agli anziani e all’infanzia – che le vedono penalizzate nel raggiungimento delle pari opportunità; inoltre lo spaccato che abbiamo analizzato nello studio di fattibilità ci porta a dire che esiste una notevole creatività nelle iniziative promosse dagli Enti locali e una grande voglia di fare.
9. A che punto è secondo lei la politica governativa nazionale?
La politica del governo su queste tematiche sconta una certa inerzia, peraltro anche in ragione del fatto che il Ministero competente è senza portafoglio; serve ed è urgente una visione forte da parte del governo nazionale, supportata da adeguati strumenti, sui temi caldi che riguardano le donne e il raggiungimento della parità; è comunque confortante che il Sottosegretario del Ministero per i Diritti e le Pari Opportunità, Donatella Linguiti, che, invitata al Seminario del 18 giugno scorso, non è potuta intervenire per impegni inderogabili, abbia dato il sostegno del Ministero all’iniziativa della Regione Friuli Venezia Giulia sul Bilancio di genere, ci auguriamo che sia un segnale da interpretare in modo positivo e speriamo proattivo.
10. Potrebbe l’Assessore Del Piero arrivare a proporre per il FVG una legge sul bilancio di genere nella lettura dei pubblici bilanci?
Il Bilancio di genere proposto dall’Assessore adotta un modello che si basa sui principi dell’accountability e, come sappiamo, tutti i modelli di accountability sono volontaristici; imporre il bilancio di genere per legge sarebbe quindi in contrasto con lo spirito che permea il modello proposto. Peraltro l’aspetto più rilevante del modello, posto che comunque una lettura del bilancio pubblico in ottica di genere è implicita nello stesso, è quello relativo al budgeting, cioè alla pianificazione delle azioni e delle risorse per raggiungere gli obiettivi di parità, ancor più dell’attività di auditing, benché necessaria.
Potrebbe essere utile che l’Assessore Del Piero fornisse - come già ha fatto attraverso la formazione sul bilancio di genere e lo studio di fattibilità per l’adozione del modello di Bilancio di genere di filiera territoriale - precisi indirizzi per orientare il livello locale nell’adozione di strumenti di gender auditing e budgeting coerenti con il modello proposto.
11. Cristina Bombelli, il guru bocconiano legato a una parola di genere come “soffitto di cristallo” per gli studi fatti in questi anni, dice che le donne non sfondano il “soffitto di cristallo” per questioni anche caratteriali di disistima. Aggiunge che le donne fanno dipendere la loro immagine dal giudizio degli altri. Lei è d’accordo?
Il soffitto di cristallo è una realtà oggettiva, ne è una dimostrazione in Italia la scarsa presenza delle donne nei posti di comando nelle aziende e nei ruoli di potere nella politica.
E’ la conseguenza di una visione culturalmente arretrata che relega la donna nelle posizioni di retrovia nell’ambito lavorativo, preferibilmente in casa (altrimenti il sistema di welfare italiano collasserebbe), aggravata dalla mancanza di politiche sistematiche a favore della conciliazione. In una situazione siffatta è abbastanza frequente che per raggiungere posizioni di rilievo la donna debba “copiare” un modello maschile che privilegia la gerarchia dei rapporti, la presenza in azienda, la mancanza di flessibilità, a scapito della propria realizzazione come donna e madre.
Non credo che ci sia un problema di disistima caratteriale, penso invece che ci sia un sistematico disegno per indurre le donne a non raggiungere la piena consapevolezza del loro valore. Peraltro poiché il fenomeno nei Paese europei a democrazia evoluta è stato risolto attraverso robuste politiche di servizi di welfare, penso che sia questa la strada giusta per consentire la riduzione dell’ansia a cui tutte sono soggette nella difficile strada della conciliazione.
Credo fermamente che dare alle donne strumenti per accrescere la consapevolezza dell’importanza del loro ruolo nella società, fornire loro aiuti concreti ed efficaci a favore della conciliazione, le aiuti nella crescita dell’autostima, accresca la loro presenza nella società e favorisca lo sviluppo economico di un paese.
12. Quali sono gli elementi fondamentali per essere un leader?
Gli stili di leadership sono diversi, dipendono spesso dalle singole situazioni e dai modelli culturali prevalenti.
Personalmente credo che nelle attuali condizioni culturali, sociali ed economiche sia vincente uno stile di leadership che veda gli altri – collaboratori, capi, stakeholder – come essere umani, portatori di esigenze diverse, talvolta in conflitto fra loro: un capo deve essere in grado di mediare, con fermezza, ma senza durezza, in vista di un obiettivo comune.
Ma soprattutto deve essere in grado di avere una visione, di saperla comunicare per dare senso allo sforzo che tutto devono compiere nella stessa direzione.
Elena Commessatti.
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