primo piano


Ciò per segnalare l’importanza di un grave problema collegato alle donne che rimane ancora e per lo più un fenomeno SOMMERSO e che ha radici, origini, difficoltà, sviluppi collegati a motivazioni e modelli CULTURALI di rapporti tra i generi.

I dati sono agghiaccianti e vale la pena sottolineare che il 70% dei casi di violenza si sviluppa nella sfera affettiva – e ci riferiamo a mariti, ex mariti, fidanzati, ex fidanzati, amici - e che 10 milioni di italiane, tra i 14 e i 59 anni, almeno una volta nella vita sono state vittime di molestie sessuali. Continuiamo? 500.000 sono le donne che hanno denunciato di aver subito uno stupro o tentata violenza carnale.
Se si escludono le bambine sotto i 14 anni significa che almeno una donna su tre in Italia ha fatto esperienza della violenza maschile e che secondo studi internazionali rappresenta la prima causa di morte e di invalidità per le donne tra i 16 e i 44 anni.
Di più ancora, da statistiche si apprende che le molestie sono causate in prevalenza da estranei (58 % dei casi), ma gli stupri e i tentati stupri sono causati per più del 70% da mariti o ex, fidanzati o ex, amici e conoscenti.
Primo dato da considerare: i maschi più aggressivi sono quelli che hanno un rapporto di convivenza e di vicinanza con la donna e ne approfittano per aggredirla
Proseguiamo. Le donne nel 90 % dei casi non denunciano gli aggressori, così questi, con la prepotenza che li contraddistingue, spesso ci riprovano.
Come interpretare questa realtà terribile?
Il fatto che il 70% dei casi si consumi in “famiglia” significa che tutto ciò va considerato come un vero attacco al cambiamento della donna. Le donne, quelle che si ribellano e che urlano in piazza, come è successo a Roma poco tempo fa in piazza di Torre Argentina (con slogan tipo “L’assassino è quello seduto sul divano”; “Giù le mani dai nostri corpi, non offendete i nostri amori.”) dimostrano che siamo tornati indietro o che le donne si trovano costrette a gridare la fatica per essere ascoltate.
E’ fuori rotta però ritenere che sia solo un “problema di donne”; è un problema umano di tutte le società, in quanto si manifesta in ogni regione, paese e cultura indipendentemente dal reddito, dalla classe sociale e dall’etnia.
Continuiamo con i dati reali al di fuori della facile demagogia.
Un esempio fuori regione può essere Milano, monitorata durante l’estate 2007. Questo è il bilancio che arriva dai centri di soccorso (Soccorso violenze sessuali, SVS, della Clinica Mangiagalli e il Soccorso Rosa dell’ospedale San Carlo): da giugno a fine agosto sono state otto le donne incinte picchiate in casa, e in sintesi solo da giugno, sono state 102 le segnalazioni di violenza all’interno delle mure domestiche, con un allarme dagli ospedali. “62 violenze in più rispetto al 2006 nello stesso periodo, 86 in più rispetto al 2005.” Aggiungiamo: 88 sono stati i casi di stupro su strada, abusi e violenze di cui 12 su bambini da 0 a 13 anni.

E cosa succede sul nostro territorio?

L’abbiamo chiesto, come campione, a uno dei gruppi di donne che lavorano con coraggio e concretamente al tema della violenza in regione, in questo caso a Udine.
Il progetto si chiama “Zero Tollerance- contro la violenza sulle donne”, è del Comune di Udine e ha sede in città, in via San Valentino 20 (luogo più conosciuto per il consultorio familiare e il distretto sanitario). Si basa su fondi regionali e su alcune risorse comunali.
Da marzo del 2005 sono in questa sede; prima erano vicino alle pompe funebri. No comment sulle vicinanze tra luoghi con destinazione così diversa, no comment per la fatica di non essere tutelate, quando queste professioniste sono state, come raccontano, minacciate in quella sede, da mariti le cui mogli avevano finalmente avuto il coraggio di fare outing. Ora sono protette, negli uffici del distretto sanitario, insieme alle donne che magari, con la scusa di una visita dentistica, lasciano il marito in macchina ed arrivano segretamente dal gruppo Zero Tolerance.
A risponderci sono Marina Ellero, la psicologa che coordina il progetto sin dagli esordi (‘98/’99), e le sue colleghe, Sandra Nonino e  Mariagrazia Marchesan, due operatrici con competenza specifica in tema di violenza.
L’accoglienza è confortevole; il clima di questa luogo deputato a custodire segreti e anime danneggiate spesso per sempre, porta il gruppo di donne che lavorano al progetto Zero Tolerance ad essere ancor più severe e professionali, senza perdere quel garbato velo di sensibilità, anche nella fisiognomica, che appartiene a molte persone che lavorano nel cosiddetto “sociale”. L’entusiasmo e la generosità di notizie con cui mi accolgono è la dimostrazione di quanto credano in quello che fanno.

Anzitutto, cos’è il progetto Zero Tollerance?
Marina Ellero: Nasce nel ‘98 per creare un sistema di sinergie per la prevenzione della violenza sulla donne e coordinare servizi di supporto alle donne in difficoltà, con servizi di consulenza, informazione e sostegno. I contatti con i centri violenza del territorio regionale e nazionale sono costanti e Zero Tollerance partecipa alla Rete delle Case e dei Centri Antiviolenza che operano in tutta Italia.
Il punto counseling  è del 1999, con un numero verde e orari giornalieri, escluso il lunedì, che coprono anche i giorni festivi e gli orari di chiusura con una segreteria telefonica attiva 24 su 24. Si riceve per appuntamento e i servizi sono gratuiti. Oltre a Sandra Nonino e Mariagrazia Marchesin, c’è con noi un’assistente sociale Alessandra Zenarola, e abbiamo un rapporto costante con l’ordine degli Avvocati di Udine, cioè una consulenza di due ore ogni due settimane, che offre alle donne in difficoltà la prima consulenza legale.
Che tipo di formazione è quella delle operatrici?
M.Marchesan: Ci siamo formate alla Casa delle Donne di Bologna e di Milano. Sono corsi finanziati dalla Unione Europea. Abbiamo fatto tirocinii nei vari centri antiviolenza. Il percorso che facciamo poi con le donne si basa sulla differenza di genere. Non è un percorso terapeutico, ma di counseling.
M. Ellero: L’asse portante del progetto Zero Tollerance e la sua sussistenza è la legge regionale 17/2000; siamo una delle poche regioni ad avere questa legge in Italia. E’ illuminata. Anzitutto perché disciplina i vari tipi di violenza, e quindi non solo quella sessuale. Ad esempio introduce anche la violenza economica, e la discriminazione economica è una forma di violenza pesantissima. E poi quella psicologica. Garantisce l’anonimato. Ed è una legge che agevola la protezione alle donne e ai loro figli, istituendo i centri d’accoglienza. Infatti noi nel 2001 siamo riuscite ad avere anche le prime due case di accoglienza.
Qual è l’iter di avvicinamento?
Sandra Nonino: Il primo contatto è telefonico e noi chiediamo che sia la donna stessa a farlo, non devono parlare altri per lei. Poi viene fissato il primo appuntamento e da lì si inizia un percorso che non è terapeutico, lo ripetiamo. Le si lascia lo spazio per esprimersi con sicurezza e liberamente. Non è un percorso direttivo. Può essere un passaggio lento e c’è un grande lavoro di rete, anche con le assistenti sociali, soprattutto se ci sono minori.
Come vi conoscono?
M.Marchesan: Non abbiamo pubblicità sui giornali. Spesso è un tam-tam femminile che ci fa piacere riconoscere e che crea rete tra le donne stesse. Poi c’è il numero verde del Ministero.
Come si dividono i compiti?
M.Ellero: Dal 2005 quando siamo arrivate qui, abbiamo ripensato al servizio. Così c’è un’area di prevenzione, una parte che è il nucleo base, dove c’è l’attività di sostegno, di sportello, di counceling, di accoglienza. Quando avevamo più energie (Marina Ellero sorride amaramente), facevamo anche dei gruppi di mutuo aiuto, importanti per le donne che confrontano le loro esperienze. Abbiamo due case dove accogliamo donne e bambini. E poi ci sono i convegni e l’attività di prevenzione nelle scuole.
Specifichiamo.
M. Marchesan: Sono incontri nelle scuole medie superiori pubbliche, prevalentemente tecnici. L’idea è quella di fare dell’identità e della differenza di genere l’oggetto di un’azione didattico-educativa. Il progetto “Alla scoperta della differenza” si è sviluppato da febbraio 2005 a maggio 2006, concretizzandosi in un’attività di interazione e di ascolto con i ragazzi e verrà riproposto dopo l’anno 2006/2007 anche per quest’anno, non solo negli istituti dove è stato già realizzato (I.P.S.I.A. Ceconi, I.T.I. Malignani, educandato statale “Uccellis”, tutti a Udine), ma anche in tutte le altre scuole dove c’è interesse ad affrontare il tema della violenza di genere sotto il profilo preventivo.
M.Ellero: A noi interessava che i ragazzi capissero che le differenze di genere e di ruoli sono una ricchezza. Anche se il nostro osservatorio è stato microscopico (quindici classi), abbiamo visto che a scuola i ragazzi non parlano di differenze di genere, a casa un po’ di più. Anche perché c’è un recupero delle figure genitoriali, cosa che non passa dai giornali. Comunque sono temi difficili. Rischiano di essere presi in termini scandalistici. Un insegnante ci ha detto: perché la relazione “in”genere? Quindi è più facile l’educazione sessuale o civica, che quella relativa al genere.
Parliamo dei dati relativi all’utenza del servizio.
M.Ellero: Abbiamo cominciato nel 1999/2000 maggio dicembre ad avere una risposta di 20 donne. Solamente nel 2004 (gennaio-dicembre) su 80 donne che si sono rivolte al Servizio, 18, per la prima volta, erano straniere. E nel 2006 (gennaio-dicembre), su 138 donne, 24 erano le straniere.
Nel 2006 delle 138 che hanno contattato il servizio, 55 hanno intrapreso un percorso di uscita dalla violenza.  Le donne italiane corrispondono al 56%. Cominciamo a sfatare un mito.
S.Nonino: Il primo è quello che siano straniere, mentre la maggior parte sono italiane. L’età? La maggior parte sono in età fertile, dai 30 ai 37. Stato civile? Le coniugate sono quelle che subiscono più violenza. E qui siamo in perfetta sintonia con il dato nazionale. La donna è più in pericolo tra le mura domestiche che altrove. Scolarità? La percentuale è abbassata dalle donne straniere, perché purtroppo hanno un’istruzione che non è riconosciuta in Italia. Comunque su 55 casi 4 hanno scolarità universitaria, 17 un diploma di scuola media superiore.
Situazione lavorativa?
S.Nonino: La maggior parte ha lavoro precario-occasionale. Però ci sono diverse donne occupate. E ci sono le disoccupate. Spesso le donne maltrattate hanno la fatica di trovare lavoro per la gelosia del partner; non trovano più lavoro perché non credono più in loro stesse.
Autore della violenza?
S.Nonino: Per il 57% è il marito. Per il 22% il convivente. Persino il figlio corrisponde al 4%. Questo per dire che siamo dentro le mura domestiche. Il conoscente è solo il 2%.
Tipo di violenza?
S.Nonino: Psicologica è il 96%. Economica il 25%. E questo lo ritroviamo anche dopo la separazione, perché l’ex non riconosce gli alimenti legittimi alla ex moglie. In generale se c’è violenza fisica c’è anche psicologica.
Denuncia?
M.Ellero:C’è un aumento negli anni. 33% la fa. 65% non la fa. Noi non forziamo la mano. Le richieste sono quelle di counseling e di consulenza psicologica. C’è un protocollo con l’Ordine dell’Avvocati, che offre ogni due settimane due ore di consulenza. Danno una consulenza alle donne che con raggiungono i 9.400 euro l’anno. E dal 2007 abbiamo 40 ore di consulenza legale per noi con l’avvocato Anna Cattaruzzo, esperta anche in diritto internazionale. Il fatto che le donne in alta percentuale ci chiedano la consulenza legale è indicativo del fatto che le donne chiedono i propri diritti.
Quanto dura il percorso?
S.Nonino: In genere dieci, quindici colloqui. Il nostro scopo è quello di far concentrare la donna su di sé, rispettando scelte e tempi della nostra assistita. Quando arrivano qui, hanno ancora nelle orecchie quello che il marito dice loro, tipo: “Non hai diritto a nulla. Ti porteranno via i figli…”.
Violenze e etilismo.
S.Nonino: Non è l’alcool la causa principale di questi mali. E’ un altro mito da sfatare. Sono solo 6 i casi sui 55 che abbiamo. Uno non picchia perché beve, picchia perché picchiava anche prima.
M.Ellero: E’ interessante, perché uno pensa che il maltrattatore sia malato e invece è lo stile di comportamento che è inadeguato. A noi non ci è dato però indagare che tipo di vita e di danno hanno questi maltrattatori. Anche se spesso emerge il passato dell’uomo. Questo è il dato che ci preoccupa di più. Caratteristiche psico-fisiche del maltrattatore non sono nella categoria etilista, tossicodipendente, o con disturbi psichici. Per l’81% dei casi sono nella categoria “nessuna.”
Violenze fisiche.
S.Nonino: Spesso succede che le donne cancellino il ricordo delle violenze fisiche e si ricordino solo di quelle psicologiche. Donne etiliste? Ma, direi che la donna “deve” rimanere lucida per poter difendersi dagli attacchi del coniuge. Anche nelle denunce c’è la difficoltà da parte loro di ricordare, arriva il meccanismo della dissociazione, più che della rimozione.
Violenze psicologiche: quale quelle più diffuse?
M.Marchesan: Denigratorie. L’uomo cerca di distruggere la donna come moglie, madre, professionista. La frase più ricorrente: “sei una nullità.” Non c’è differenza tra straniere e italiane.
M.Ellero: La percentuale di donne straniere è legata all’assenza di un profilo parentale. L’immigrazione è ormai massicciamente femminile e queste donne arrivano da una cultura dove la vicinanza di una sorella, di una madre c’è nel paese d’origine. Quindi arrivano a noi perché non hanno aiuto in casa. Le donne italiane arrivano a parlarne due anni dopo rispetto alla straniere. Le donne dell’Est o le Africane arrivano a noi non con il sentimento di vergogna che impedisce alle italiane di parlare, ma con la richiesta di un diritto di tutela. Le straniere hanno grado di istruzioni di rilievo a volte; questo per toglierci di dosso gli stereotipi degli immigrati. Sono forti e consapevoli.Noi vediamo donne con poche risorse solo quando sono donne “multiproblematiche” e spesso sono italiane. E il maltrattamento è uno dei problemi, non il solo.
Quanto mentono quando vengono da voi?
S.Nonino: Quando parlano di violenze non mentono proprio. Ma quando arrivano qui il loro non è un discorso determinato ed assertivo. E’ solo quando non si sentono giudicate e si fidano che cominciano a raccontare. E noi spesso ci chiediamo che origine ha tutta quest’esistenza di male…
Quanto vi portate a casa di tutto ciò?
S.Nonino: Vedo risorse nelle donne e questo mi dà fiducia. Mi tocca il fatto che ora so che l’essere umano può compiere atti terribili. Ho visto situazioni pesanti e donne forti, che hanno sopportato per anni.
Che grado di istruzione ha il maltrattatore?
M.Marchesan: Di tutte le fasce, di ogni ordine e grado, e questo per dire: tutti tutti tutti. C’è da dire che l’uomo butta sulla donna tutti i propri fallimenti.
Qual è la prima richiesta?
M.Ellero: Ci chiedono di telefonare a “lui” e di dirgli di cambiare. Il primo pensiero è su lui, come posso cambiarlo. Le donne aderiscono ai desideri dell’altro, come “la sindrome di Stoccolma”. Quindi il percorso più importante è ricondurre la donna a sé, rinforzando le parti che funzionano. E questo richiede poca ideologia. Se le donne recuperano forza, immediatamente cala la violenza. Noi non sosteniamo la separazione a tutti i costi. Ci interessa la sicurezza della maltrattata, il resto è scelta sua.
Anche perché una separata, con figli, deve fare i conti con la realtà.
S.Nonino: E’ la violenza economica.
Violenze fisiche.
M.Ellero: Tante. I pugni in testa sono ricorrenti perché sono i segni meno visibili. Ci sono donne che perdono l’udito, perché si rompe il timpano. C’è da aggiungere che all’esterno questi uomini si manifestano come uomini splendidi. Il peggio è quindi riservato alla casa.
Lo sapevamo.
Purtroppo.

(Elena Commessatti)

Zero Tolerance
Indirizzo web:
http://www.comune.udine.it/opencms/opencms/release/ComuneUdine/cittavicina/cittasane/donna01.html
Il servizio ha sede presso l’Azienda per i Servizi Sanitari n. 4 "Medio Friuli" in via San Valentino n. 20 (3° piano)
 tel. 0432 294029 - fax 0432 26911
Lo sportello telefonico ha il seguente orario: 
Martedì, mercoledì, venerdì: dalle 10.00 alle 12.00
Giovedì: dalle 10.00 alle 12.00 – dalle 15.00 alle 17.00
I colloqui individuali sono fissati su appuntamento.

NUMERO VERDE 800 531 13

NEI GIORNI FESTIVI E NEGLI ORARI DI CHIUSURA SARA' ATTIVA - 24 ORE SU 24 - UNA SEGRETERIA TELEFONICA

Ecco l’elenco degli altri centri in Regione.


TRIESTE

Centro antiviolenza GOAP e Casa rifugio
www.goap.it
e-mail: info@goap.it


UDINE ( e…)

Associazione IOTUNOIVOI Donne Insieme - Centro di accoglienza – UDINE
www.iotunoivoi.it
Gruppo appartamento per minori "Fiori di cactus" – UDINE
www.iotunoivoi.it
Sportello antiviolenza - TOLMEZZO
www.iotunoivoi.it
Centro di ascolto e consulenza delle donne – TAVAGNACCO
www.comune.tavagnacco.ud.it
e-mail: cento.donne@comune.tavagnacco.ud.it


GORIZIA (e…)

S.O.S. ROSA
Via Baiamonti 22, Gorizia
tel e fax 0481 32954
orari apertura
- lunedì e giovedì 17 - 19
- martedì 10 – 12
- giovedì 17-19
    
Associazione Da donna a Donna (RONCHI DEI LEGIONARI)
www.dadonnaadonna.org 


PORDENONE

Voce donna Onlus
Viale Cossetti 16, 33170 Pordenone
tel: 0434 21779
e-mail: voce_donna_@yahoo.it

02.03.2010
20.02.2008
05.12.2007
29.10.2007
30.09.2007
24.07.2007
23.05.2007
22.03.2007
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