primo piano


La Lessing è l’undicesima donna che riceve il Nobel per la letteratura, delle 35 premiate in assoluto, su più di 500 premi. Non occorre commentare il palese divario di genere nella distribuzione ed è superfluo ricordare quante donne, invece, non abbiano mai ricevuto l’ambito premio proprio in quanto donne (e, quindi, lasciate in secondo piano rispetto a equipe scientifiche o personalità del mondo letterario o, ancora, nei delicati step dei percorsi di pace nel mondo).
 
La mappa del Premio Nobel, infatti, è virata decisamente all’azzurro e c’è da chiedersi, nella questione filosofica dell’uovo e della gallina, se lo vincano pochissime donne perché lo meritano effettivamente in modo minore, o, al contrario, se la presenza delle donne nelle stanze dei bottoni sia, già alla base, ostacolata ed esse abbiano, di conseguenza, molte meno possibilità di essere notate per il proprio lavoro.
 
Con Doris Lessing, concordo che è dagli sconfitti di una civiltà che se ne possono meglio giudicare le debolezze. Ebbene, a guardarle attraverso il filtro delle opportunità di sviluppo personale nella vita e nel lavoro, le donne escono ancora sconfitte dopo gli anni del femminismo (da certi estremismi del quale mi discosto) e le rivolte socio-culturali degli anni novanta.
 
Eppure, proprio da questo Nobel alla letteratura possiamo dire che, finalmente, la situazione sta cambiando e i tempi sono maturi per scelte politiche di pari opportunità che siano in grado di stabilizzare una sensibilità crescente, da parte della società, nei confronti delle donne.
Nel nostro Paese, infatti – e questo è il secondo evento rilevante per la presente riflessione – e in particolare al Nord, pur rimanendo l’Italia in coda alle medie europee, stanno aumentando nuovamente le nascite. Ma, ancora più importante, questo dato in crescita è legato al tasso di occupazione femminile, a significare che è proprio nelle zone dove le donne lavorano di più che si fanno, anche, più bambini. Più approfonditamente, la crescita del dato è maggiore in quelle regioni che più di altre si preoccupano di fornire alle madri lavoratrici i servizi in grado di coadiuvarle nell’educazione dei figli, quali i nidi e le scuole materne.
 
È questo che fa dire agli esperti del settore, che proprio perché si iniziano a intravedere possibili segnali di una relazione positiva tra occupazione femminile e fecondità, bisognerebbe ancor più investire per consolidare tale processo e avvicinarci ai livelli medi europei. Potenziando, naturalmente, le politiche di pari opportunità nel senso della conciliazione dei tempi di lavoro e cura, attraverso l’istituzione di nuovi e migliori servizi alle donne che lavorano.
 
Ed è per queste ragioni che ritengo che il lavoro svolto dall’Assessorato regionale alle Pari Opportunità e dal relativo Servizio, in collaborazione con altri assessorati regionali e con le amministrazioni locali, possa e debba continuare il lavoro intrapreso all’inizio di questa legislatura per agevolare la consapevolezza delle donne in termini di possibilità di realizzare le proprie aspirazioni lavorative assieme – e non contro – al desiderio di avere una famiglia propria.
 
I tempi ci danno dei segni netti di maturità, si diceva, affinché le Istituzioni pubbliche agevolino le pari opportunità fino a rendere parte della consapevolezza di tutti i cittadini l’importanza della presenza femminile nel mondo della politica, dell’economia e della cultura in generale.
 
Ed ecco l’ultimo fatto su cui volevo soffermarmi: in Friuli Venezia Giulia cominciano a ridursi le barriere di accesso alle donne nei luoghi della rappresentanza politica. Ad attestarlo, esempi molto concreti e significativi. Dopo la novità portata dal movimento civico Cittadini per il Presidente, capace di promuovere due donne a ruoli esecutivi di vertice (Presidenza di Provincia e Assessorato Regionale), giunge ora l’assemblea costituente del Partito Democratico, che può vantare ben 55 donne su 109 componenti.
 
Questi dati sono segni tangibili di come le cose, qui in regione, stiano cambiando in positivo, anche sotto l’impulso importante della nuova legge elettorale, fortemente voluta dalla maggioranza di governo regionale, che prevede un terzo di donne nell’esecutivo (su 10 assessori regionali, almeno 3 saranno donna) e la quota del 40% di donne all’interno delle liste elettorali (ogni 10 candidati, 4 devono essere di sesso femminile).
 
Credo sia giunto il tempo delle donne. Quello in cui le donne che lo vogliano possano finalmente andare fiere del proprio lavoro e della propria famiglia. Il tempo delle pari opportunità, della conciliazione, del telelavoro e di tutte quelle misure che vanno in aiuto al 55% della popolazione nazionale.

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